Comunicazione ai soci – Von Willebrand

Da più parti sono insorte voci allarmistiche e ingiustificate su patologie come la malattia di Von Willebrand e altre.

Ribadisco quanto già comunicato in merito avendo, com’è mio dovere di Presidente dell’ATAVI e di Senior President dell’UMAVI, assunto le informazioni del caso nell’ambito scientifico.

Voglio però integrare le informazioni scientifiche già riferite con alcune considerazioni generali dettate dalla mia cinquantennale e intensissima esperienza di allevatore cinotecnico

  • allevare con responsabilità zootecnica la razza prescelta significa selezionare i soggetti migliori da destinare alla riproduzione
  • la selezione, per essere attuata correttamente, deve porsi l’obiettivo di produrre  cani pienamente rispondenti allo standard morfo-caratteriale e sani sia fisicamente che psichicamente

E’ chiaro che in cani di qualsiasi razza e non, possono insorgere patologie di varia natura.

Ma l’allevatore esperto sa eradicarle con opportuna selezione limitando o -a seconda dei casi- eliminando l’uso riproduttivo dei soggetti interessati.

  • ma attenzione: non è esatto parlare di “patologie di razza” quando esse sono limitate a pochi soggetti provenienti da una linea di sangue ben individuabile.
  • sono molteplici i fattori che determinano l’insorgere di talune patologie.
    Tra essi ricordiamo:
  • l’immissione di soggetti di razza affine attuata per tentare un empirico rinsanguamento.

Se i soggetti di razza affine sono portatori di una tal patologia, essa si rafforza per effetto dei successivi accoppiamenti effettuati in consanguineità.

  • ricordiamo che la consanguineità non crea nulla ma valorizza ed esalta ciò che trova.
  • alla combinabilità genetica ( fattore imponderabile anche nello studio più oculato degli accoppiamenti) può essere imputabile la comparsa di geni anche letali o subletali.

Pertanto, stante la pluralità dei fattori selettivi che si devono obbligatoriamente considerare, non è corretto “demonizzare” una tal patologia creando allarmismi ingiustificabili che oltretutto rischiano di alimentare sterili disquisizioni da parte di chi non ha nessuna esperienza di allevamento né a livello teorico né pratico.

  • se poi un allevatore vuol far eseguire test di laboratorio ad alcuni suoi soggetti, i risultati possono essere resi noti a titolo di informazione.

Ma, devo ribadire, è illogico creare allarmismi soprattutto nel caso dei Volpini Italiani, cani notoriamente sani e longevi.

Fabrizio Bonanno

12.10.2018