VERBALE RIUNIONE COMITATO TECNICO ATAVI 24 GIUGNO 2011

Il giorno 24 giugno 2011 alle ore 10 presso l’Antica Trattoria Ponte Guerro a Spilamberto (Modena) si è riunito il Comitato Tecnico ATAVI (Associazione Tecnica Amatori Volpino Italiano) per discutere il seguente

“ordine del giorno”:

1) mantello,

2) taglia,

3) dentatura,

4) punto sui rilievi biometrici già effettuati,

5) varie.

Presenti i componenti del C.T.: Fabrizio Bonanno (presidente), Antonio Crepaldi (coordinatore), Corrado Barani, Antonio De Caro; assenti giustificate: Manola Poggesi, Franca Vaccari Simonini. Era presente per assistenza la Segretaria ATAVI Luisa Caiani. Auditore il socio ATAVI Nicola Pavone.

Il presidente Bonanno ha inaugurato la riunione riportando le parole ricevute anche via telefonica dal neo Presidente Onorario ATAVI Enrico Franceschetti (che ha recuperato e ricostruito il Volpino Italiano bianco) dopo la nomina all’unanimità avvenuta all’Assemblea Generale dei Soci ATAVI dell’aprile 2011.

Su proposta di Antonio Crepaldi il C.T. accetta di portare avanti la procedura per la nomina a Socio Onorario di Francesco Giuntini unitamente a Ezia Valentini, altri “storici” allevatori del Volpino Italiano bianco.

Il presidente Bonanno conclude l’intervento iniziale citando la nuova stesura dello standard del Volpino Italiano dietro richiesta dell’ENCI per uniformarlo al nuovo standard-modello FCI, per la quale è stato incaricato il coordinatore del C.T. ATAVI Antonio Crepaldi; nuova stesura in duplice lingua (italiano ed inglese) già approvata sia dal C.T. che dal Consiglio Direttivo ATAVI e ritornata all’ENCI entro i trenta giorni previsti, perciò con la puntualità che contraddistingue l’ATAVI.

Entrando nell’ordine del giorno, il C.T. ATAVI ha deciso di porre all’attenzione di giudici, allevatori e proprietari quanto segue:

1) il mantello tipico del Volpino Italiano ha pelo di copertura di tessitura vitrea e sollevato dal folto sottopelo; in caso di carenza di sottopelo per questione di naturale muta stagionale diventa allora più importante valutare la tessitura vitrea del pelo di copertura che per essere tale deve presentarsi consistente al tatto; è quindi difettoso il pelo di copertura cosiddetto “sparato” perchè un mantello del genere è troppo leggero a causa della tessitura non vitrea che non lo rende consistente, vale a dire non funzionale contro le intemperie; in ragione a ciò,  si considerano difetti lievi: pelo non spesso e consistente se però è lungo, criniera invece del tipico collare, pelo di copertura non molto lungo, sottopelo non molto folto, pelo di copertura cadente se con sottopelo poco folto; si considerano difetti gravi: pelo di copertura di tessitura non vitrea, pelo non spesso e consistente oltre che corto, pelo “sparato” poichè leggero, assenza totale di sottopelo, pelo di copertura cadente pur se con sottopelo molto folto; relativamente ai colori si precisa che la tonalità della varietà bianca, favorita dalla tipica tessitura vitrea, è densa, tipo latte, non tipo neve; la tonalità ideale della varietà rossa è intensa, tipo rosso-cervo, accettando una sfumatura più chiara alle frange delle cosce ed al margine posteriore della coda, mentre tale sfumatura è invece solo tollerabile sul petto, tollerando anche un po’ di bianco ai piedi e le punte nere su collare e spalle purchè non sia un’indesiderabile carbonatura; solo in esemplari rossi particolarmente tipici è inoltre tollerabile un po’ di bianco sul muso e/o sulla punta della coda; in ragione a ciò, si considerano difetti gravi: rosso slavato, balzane bianche agli arti e la carbonatura; questi aspetti del colore rosso vanno applicati anche nell’assegnazione del C.T. (Certificato di Tipicità) per l’iscrizione dei capostipiti al RSR e per il passaggio dal RSR al ROI, tenendo però presente che il rosso-cervo rappresenta l’ideale cui tendere ma per questo non vanno escluse tonalità meno intense nel caso di soggetti comunque utili alla ricostruzione della varietà rossa per le loro caratteristiche morfologiche; riguardo all’iscrizione al RSR in prima generazione ed il passaggio della quarta generazione dal RSR al ROI, l’ATAVI ha già inoltrato richiesta all’ENCI che per ottenere l’approvazione necessaria ciò avvenga solo nei raduni e mostre speciali;

relativamente alla varietà di colore bianco, a richiesta di precisazione di Antonio De Caro, si considera che non sono penalizzabili delle sfumature giallognole perchè non sono geneticamente trasmissibili in quanto dovute a fattori ambientali dove vivono i cani; in proposito Corrado Barani chiede di precisare la differenza tra i volpini italiani che vivono all’aperto e quelli tenuti in casa che per questo vengono lavati spesso causando non solo un colore bianchissimo ma anche allegerendo il pelo e favorendo una maggior carenza di sottopelo, perciò va prestata la massima attenzione per non penalizzare i soggetti “casalinghi” in quanto a carenza e leggerezza di pelo non genetica ma nemmeno favorendoli perchè bianchissimi; si è preso in considerazione anche il fattore del pelo che cresce nella parte interna delle orecchie: non va assolutamente tagliato perchè il Volpino Italiano va presentato in esposizione con il mantello al naturale, senza alcun ritocco artificiale; si consiglia inoltre ai giudici di toccare i volpini italiani per verificare lo sviluppo del torace che deve avere un buon diametro trasversale (1/3 dell’altezza al garrese), ma soprattutto per verificare la coda in quanto a lunghezza (metà dell’altezza al garrese) e spessore scheletrico (lo scheletro della coda è spia della robustezza della colonna vertebrale): il pelo lungo sulla coda può infatti ingannare se si giudica solo a colpo d’occhio; in ragione a ciò, si precisa che il Volpino Italiano ha la particolarità della coda lunga che più si avvicina al collo e meglio è, considerando difetto grave la coda un pò più corta della metà dell’altezza al garrese, mentre è addirittura difetto da squalifica la coda molto corta per effetto di errori di selezione (brachiurismo congenito), come sempre previsto dallo standard;

2) si consiglia ai giudici di usare sempre il cinometro per misurare correttamente l’altezza al garrese (cane piazzato in appiombo, non tendente ad accucciarsi), privilegiando a pari qualità i soggetti di taglia entro i limiti ideali sanciti dallo standard (maschi da 27 a 30 cm e femmine da 25 a 28 cm); prestare riguardo ai soggetti con misure tollerate (non oltre 3 cm dai limiti ideali) solo se molto tipici e perciò utili all’allevamento per le loro caratteristiche di tipicità; secondo il C.T. ATAVI si deve infatti tendere ad uniformare la razza sotto l’aspetto biometrico perchè il divario consentito è in effetti piuttosto ampio, come ha sottolineato Corrado Barani; in ragione a ciò, si ricorda che il peso va in proporzione all’altezza e per valutarlo vanno considerate le corrette proporzioni dell’aspetto generale; conseguentemente sono difetti lievi: l’altezza al garrese non oltre 3 cm dai limiti ideali, la costruzione un po’ pesante e grossolana, il tronco leggermente allungato; sono difetti gravi: l’altezza oltre 3 cm dai limiti ideali, la costruzione molto pesante e grossolana, il tronco molto allungato;

3) si consiglia ai giudici di prestare attenzione soprattutto al buon allineamento degli incisivi che garantiscono il buon sviluppo delle mascelle; sono infatti da penalizzare i musi troppo appuntiti che denotano carenza di substrato osseo; si verifica tuttavia che non tutti i soggetti con teste eccellenti presentano la corretta chiusura degli incisivi a forbice normale, variando dalla tenaglia (tollerata) alla forbice rovescia: il C.T. ATAVI intende pertanto non far penalizzare i soggetti molto tipici ed utili all’allevamento per le loro caratteristiche di tipicità anche se con chiusure degli incisivi non perfette; in ragione a ciò, si precisa che sono difetti lievi: la chiusura a forbice rovescia con i denti incisivi che si toccano purchè le mascelle siano di pari lunghezza ma solo in esemplari particolarmente tipici e la mancamza di un PM1; sono difetti gravi: il prognatismo con i denti incisivi che non si toccano purchè non deturpi l’aspetto esteriore del muso e la mancanza di due o più denti; dovrà inoltre diventare difetto da squalifica, oltre all’enognatismo, anche il prognatismo che deturpa l’aspetto esteriore del muso; in ragione a ciò, è necessario valorizzare al massimo i soggetti particolarmente tipici e perciò assolutamente utili all’allevamento per le loro caratteristiche di tipicità, non solo sulla base dei punti anzidetti ma individuandoli specialmente nelle caratteristiche della testa, che rappresenta il fulcro della tipicità, differenziando il Volpino Italiano dalle razze affini; pertanto il C.T. ATAVI sottolinea di valutare il corretto rapporto cranio-muso che è di 6,5 a 5, cioè muso più corto del cranio; particolare attenzione va prestata al portamento delle orecchie che sono ravvicinate secondo quanto consentito dal cranio più largo che lungo, quindi praticamente sono distanziate da una larghezza cranica superiore alla sua lunghezza nel rapporto di 7,3 a 6,5, significando che il Volpino Italiano più è in attenzione ed eccitato più avvicina le orecchie ma quando è in normale attenzione e non eccitato porta le orecchie più distanti fra loro; la correttezza dei rapporti cranio-muso implica la correttezza della testa nel suo complesso, perciò si precisa che da tale correttezza dipendono gli occhi tipicamente rotondeggianti e non ovaleggianti, gli assi cranio-facciali leggermente convergenti e lo stop ben accentuato (ma non troppo), nonchè il buon substrato scheletrico mascellare e mandibolare, evitando così teste troppo cesellate sotto agli occhi e musi stretti anche alla base del cranio, sottolineando in proposito che le facce laterali del muso devono congiungersi al cranio armonicamente, cioè senza restringimenti, il tutto configurando l’espressione caratteristica del Volpino Italiano; sempre sulle orecchie va precisato che sono lunghe la metà della lunghezza totale della testa e per verificarlo può essere utile piegarle in avanti per vedere se superano lo stop; si precisa inoltre che il pigmento che supera il tartufo invadendo parte della canna nasale è pregevole perchè denota una forte pigmentazione generale; mentre ricercare il pigmento nero alle unghie è impresa utopica, perciò alle unghie non va posta attenzione in proposito al pigmento;

4) la relazione sui rilievi biometrici effettuati in occasione del primo raduno ATAVI di Sassuolo del settembre 2010, che farà parte del presente verbale, verrà pubblicata anche a parte, non appena redatta dalla dott.ssa Franca Vaccari Simonini, all’uopo incaricata;

5) vista l’importanza di alcuni fattori per la tipicità, su proposta e sponsorizzazione di Corrado Barani, in occasione del secondo raduno ATAVI di Sassuolo del 17 settembre 2011 verranno messi a disposizione del giudice Manola Poggesi tre premi tecnici speciali: miglior testa, miglior mantello, miglior coda, tra i soggetti partecipanti di tutte le classi;

è stata fissata la data del 16 settembre 2011 (nel pomeriggio), giorno antecedente il raduno ATAVI, per la riunione internazionale alla quale ha già dato adesione il North America Volpino Club, con il seguente “ordine del giorno”: 1) formalità tecniche per avviare l’Unione Internazionale tra Club e rappresentanti nazionali del Volpino Italiano nel mondo, 2) obiettivi morfologici e sanitari, 3) problema oculopatie e relativo test DNA con relazione del dott. Maurizio Mazzucchelli, presidente senior della SOVI (Società Oftalmologia Veterinaria Italiana), 4) varie.

La riunione del C.T ATAVI è quindi terminata alle ore 15,30.
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